martedì 14 dicembre 2010

Università e ricerca, quale futuro?


Si torna a parlare di università sui giornali, per strada, dentro le televisioni. Si parla, più o meno bene, di finanziamenti alla ricerca, di riforme universitarie, di ricercatori ‘indisponibili’.
Le informazioni che circolano soprattutto nei telegiornali e nelle trasmissioni cosiddette di approfondimento sono spesso faziose, inevitabilmente restano sulla superficie. Da un lato un ministro della Repubblica Italiana che parla come un disco rotto di merito e di lotta ai baroni (ma il suo cv, sia detto tra parentesi, lascia intendere che non è stato il merito, nell’accezione più alta, a guidarne il cursus honorum), dall’altro ci sono politici che hanno capito con estremo ritardo la rilevanza della questione in gioco (in passato l’università ha rappresentato quasi una zavorra più che l’elemento su cui puntare, per immaginare un futuro meno asfissiante di quello che si può intravedere ora).
I mali dell’università vengono da lontano: esiste una ricca pubblicistica in merito che il lettore curioso potrà ripercorrere (dai saggi di Raffaele Simone al recente ‘I ricercatori non crescono sugli alberi’ di Sylos Labini e Zapperi). In ogni caso, non dovrebbe essere ammissibile parlare di istruzione e di ricerca a suon di slogan. Non si tratta di vendere un detersivo, o un paio di scarpe, tanto care al Presidente del Consiglio. Qui siamo di fronte a un caso in cui il rimedio pare peggiore del male.
Quali sarebbero le conseguenze del DDL se approvato in via definitiva? Sintetizzando brutalmente:
  • riduzione dell’autonomia degli Atenei attraverso l’introduzione di sponsor esterni nei consigli di amministrazione;
  • tagli radicali al finanziamento pubblico delle università (che da anni è diminuito comunque);
  • riduzione del turn-over (non tutti coloro che vanno in pensione potranno essere rimpiazzati);
  • esasperazione del precariato.
In più, non viene risolta la questione annosa dello statuto giuridico dei ricercatori, la maggioranza dei quali si è dichiarata indisponibile alla didattica. Ma, si badi bene, non sarebbe corretto dire che i ricercatori sono in sciopero, o che sono privilegiati perché non hanno un contratto di lavoro nazionale. Il presunto privilegio lo si sconta poi quando si fa domanda per il nido comunale: non avendo un contratto definito, il ricercatore per i solerti impiegati comunali non lavora. Una categoria sciopera quando non adempie ai suoi doveri contrattuali: molti ricercatori italiani stanno semplicemente ritirando una disponibilità che per anni è stata gratuita, volontaria, fatta spesso per pura passione.
Chi fa ricerca non guarda se il giorno è rosso sul calendario, ‘ricercatore’ più che un mestiere è un abito mentale, una sfida continua a fare di più e meglio. I politici non amano troppo confrontarsi con questo universo: si preferisce lo slogan all’approfondimento, la serietà non paga né fa vincere le elezioni, addormentati come siamo da decenni di mediocre televisione.
Silvia Calamai - ricercatore

40 commenti:

  1. Oggi sarà una giornata "calda" sul fronte politico nazionale, con le votazioni di fiducia al Senato e alla Camera. Sentiremo su ogni tg, su ogni radio, leggeremo su ogni sito web il susseguirsi della giornata. Presto commenteremo sul blog quanto nei prossimi giorni accadrà al governo del nostro paese, per adesso invitiamo i lettori ad attenersi al tema di questo martedì, di assoluta rilevanza e peso per il nostro futuro. L'invito, e non ci stancheremo mai di ripeterlo, è il solito: firmate i vostri commenti, non nascondetevi dietro l'anonimato, siate convinti sostenitori delle vostre parole.

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  2. PRIMA PARTE
    Credo che Indro Montanelli, da quel posto felice che a suo dire non esisteva ma dove alla fine gli è toccato andare, stia dando di ‘bischeri’ ai tre fondatori della Voce del martedì. Gratificandoli cosi del più grande complimento che da un maestro come lui potesse venire. Ma come, Francesco, Emmanuele, Tommaso: con l’ intervista ad Amerighi avete avuto il record di commenti e di visite, ora la buona sorte vi offre su un vassoio d’ argento le dimissioni di Falsetti a livello locale e la fiducia a Berlusconi a livello nazionale – due argomenti da dibattiti feroci e conseguente ulteriore impennata di contatti –, e voi invece uscite serafici con un articolo sull’ Università? Bischeri e co....ni, ma tanto di cappello: avete capito che la questione è fondamentale, mentre le altre due vicende sono tutto sommato contingenti.
    E visto che le penne dei lettori ancora tacciono, provo ad accendere qualche miccia.
    Agli esponenti della destra dico di scendere giù, travestirsi da Bondi Bonaiuti Capezzone e Ghedini tutti insieme (perché questo ci vuole, anche se il rischio è di trovarsi al cospetto di Alien), e provare a difendere l’ indifendibile. Nel dibattito alla Camera sulla riforma Gelmini ho sentito riproporre dai vostri scranni, con facce di bronzo inqualificabili, dati falsi e luoghi comuni che avevano già trovato mille smentite in mille luoghi.

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  3. SECONDA PARTE
    Agli esponenti della sinistra dico che avete ben poco da salire sui tetti insieme agli studenti e ai ricercatori. Lo smantellamento dell’ Università è iniziato con quella iattura che è stata la riforma Berlinguer. Ma ancor più antiche sono le vostre colpe: gli esami di gruppo, il sei politico, la qualifica di ‘fascista’ a chi voleva studiare, l’ aborrimento per la parola ‘merito’ perché bisognava essere tutti uguali (sto sintetizzando ma posso dar conto nei dettagli). Giorgio Amendola con il suo invito a “studiare, studiare, studiare” è rimasto sempre inascoltato. Detto per inciso: quando, una dozzina di anni fa, nella Casa del popolo di Terranuova ricordai la suddetta esortazione a uno degli allora giovani consiglieri comunali dei Ds, questi mi chiese: “chi è Amendola?”.
    Ultima miccia: mi hanno avvilito i due recenti comunicati del Centrosinistra e del Pdl terranuovesi su scuola e istruzione, entrambe ridotte a pretesto per una gazzarra da curva calcistica. Più ridicolo lo scritto del Centrosinistra, in consonanza con altri proclami tipo “Il popolo della destra apra finalmente gli occhi”, vergati in tono a metà fra la delibera e l’ enciclica. Decisamente più becero quello del Pdl, che parrebbe oltretutto, se confrontato con la produzione precedente, inaugurare una diversa strategia di comunicazione, mutuata dal peggio degli editoriali di Belpietro-Sallusti-Feltri.
    L’ avrete capito: sono convinto – perché l’ ho vissuto io stesso – che la parola, l’ istruzione e la conoscenza siano il primo strumento di liberazione. E che ora più che mai vadano difese senza cedere di un passo. Vorrei aggiungere “come Leonida e i suoi alle Termopili”, ma il Meneghello de I piccoli maestri mi griderebbe “retorica, retorica!”, quindi mi taccio.
    Voi, adesso, ditemene pure di tutti i colori.
    Silvio Cazzante

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  4. Rileggo il mio post e, conoscendo lo zelo di certi compagni, è utile una precisazione. Con l’ invito a “studiare, studiare, studiare” Amendola citava in realtà Gramsci. A me però interessava fare riferimento agli anni e al contesto socio-culturale in cui parlava Amendola.

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  5. PRIMA PARTE
    Su questa riforma ho avuto il piacere di recepire le opinioni più contrastanti. Sulla riforma dell'Università in particolare ho cercato di farmi la mia.
    Partiamo dal presupposto che l'Università così com'è non funziona. Mi avvalgo di un articolo dell'Economist del 14 Novembre 2008 (non del Giornale o di Libero) per elencare alcune cose che nell'Università italiana non vanno:

    - Nessuna Università italiana è tra le migliori 150 del mondo.
    - 37 corsi di laurea hanno 1 solo studente iscritto.
    - 327 facoltà non superano i 15 iscritti.
    - Nel 2008, 5 Università importanti avevano buchi di bilancio enormi. Se fossero state aziende private chi le avesse gestite così sarebbe stato licenziato in tronco.
    - Dal 1998 al 2006 il numero dei professori è passato da 48.000 a 62.000. Quello degli studenti è rimasto fermo. Si sono moltiplicate cattedre e posti per professori senza tener conto delle reali esigenze dei ragazzi, aumentando la spesa in maniera inaccettabile.
    - Abbiamo 94 Università più 320 sedi distaccate, spesso in posti non strategici.
    - Abbiamo 5.500 corsi di laurea: in Europa sono la metà.
    - Abbiamo 170.000 materie insegnate rispetto alle 90.000 della media europea.
    - Nel 2001 i corsi di laurea erano 2.444: nel 2008 erano 5.500.

    Questa fotografia fatta dall'Economist ci dice che l'Università spende malissimo le risorse che le vengono assegnate. Oltre questo ci sono altre problematiche riguardo alle baronie, alle parentele, ad una ricerca che non funziona in maniera adeguata che la Riforma cerca di risolvere.

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  6. SECONDA PARTE
    Ma al di là di tutto cosa fa la riforma?
    Prima di tutto il merito, anche fra diverse università: la buona gestione significa maggiori fondi, la cattiva gestione significa minori fondi. La qualità delle Università sarà valutata da una apposita agenzia, la ANVUR, il cui Presidente e Comitato di Selezione sono nominati dal Presidente della Repubblica. Il parere di questa agenzia sarà determinante per l'assegnazione di una parte del Fondo di Finanziamento Ordinario.
    Poi la Riforma cambia anche i Concorsi per accedere all'insegnamento: infatti i componenti delle commissioni concorsuali saranno sorteggiati da un elenco di ordinari più un ordinario nominato dalla facoltà.
    Verrà creata una Anagrafe Nazionale dei Docenti in cui verranno inseriti tutti gli Ordinari, Associati e Ricercatori, e per ognuno di essi verranno indicati anche i risultati raggiunti da loro nell'insegnamento e nella ricerca. Questi dati verranno poi utilizzati anche per determinare gli scatti biennali di stipendio: chi non ha abbastanza pubblicazioni avrà lo scatto dimezzato.
    Inoltre io vedo favorevolmente anche l'inserimento del limite di sei anni di Rettorato.
    La lotta alle Baronie parte da questo, e si protrae con la lotta alle parentele.
    La riforma, oltre questo, razionalizza l'università, andando in controtendenza ai numeri che citavo prima, presi dall'Economist.
    Sul precariato. Verranno ridotte le sedi, i corsi inutili, le sedi distaccate, viene previsto un numero massimo di 12 facoltà per Ateneo.
    La Riforma cambia anche le modalità di reclutamento dei Ricercatori: sono stati previsti dei contratti di sei anni (3 + 3) al termine dei quali i dottori ricercatori verranno valutati, se idonei saranno assunti a tempo indeterminato, se non idonei non saranno assunti.

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  7. Avevo postato anche la terza e quarta parte, ma sono sparite. Mi scuso anche dell'errore nel post precedente: "Sul precariato" va dopo alla frase "Verranno ridotte le sedi, i corsi... ...massimo di 12 facoltà per Ateneo".

    TERZA PARTE
    Per quanto riguarda il 3+3, vi riporto un estratto da un articolo firmato da Alberto Orioli apparso sul Sole 24 Ore del 1 Dicembre 2010:

    «Forse non basta aver contribuito a svolgere un corso di un mese per avere il titolo di "precario" dell'università. Oggi invece è così. Forse non basta avere seguito un corso post-doc di 2-3 anni per opzionare un posto nella carriera universitaria. Oggi è così. Forse non basta essere un dottorando di Phd per qualificarsi da subito "precario della ricerca". Oggi invece è così. In nessuno dei paesi dove l'università è efficiente questo sarebbe riconosciuto.
    Perché dovrebbe essere così scandalosa una riforma del reclutamento che prevede contratti a tempo di 6 anni (3+3) al termine dei quali se si viene valutati validi si viene assunti a tempo indeterminato? Perché non va se lo stipendio di chi entra in università (a 30 anni e non a 36 come oggi) passa da 1.300 a 2.100 euro? A lume di buon senso, non può che sembrare positiva la norma che prevede per i docenti l'obbligo di certificazione della presenza: quanti sono stati fino ad oggi i professori-consulenti che nella vita sono più consulenti che professori?»

    Questo estratto spiega benissimo la scelta fatta dal Governo sulla Ricerca e sul reclutamento dei Ricercatori.

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  8. QUINTA PARTE
    Mi scuso per essere stato eccessivamente prolisso.
    Io mi sono fatto un'idea della riforma positiva, comunque, e credo che sia riuscita a smuovere le acque in un mondo reso povero e snaturato da anni di mala gestione, quello dell'università. La riforma poteva fare di più, come tutte le cose è migliorabile, ma come dice sempre Giavazzi, nel sopracitato articolo, «la legge Gelmini è il meglio che oggi si possa ottenere data la cultura della nostra classe politica.»

    Con i migliori auguri di buone festività natalizie,
    Giacomo Picchi
    Consigliere Comunale PDL Terranuova B.ni

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    Potete trovare gli articoli da me citati (quello dell'Economist non lo trovo online) alle seguenti pagine web:

    Giavazzi su Corsera: http://archiviostorico.corriere.it/2010/novembre/30/UNA_RIFORMA_DIFENDERE_co_9_101130031.shtml
    Orioli su Sole 24 Ore: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2010-11-30/merito-universita-aiuto-giovani-214914.shtml?uuid=AYd0W5nC&fromSearch

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  9. Chi s'accontenta gode...

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  10. (PARTE 1/2)
    Sono 10 anni che sono in università, 5 ce li ho passati da studente, due lavorando (a vario titolo)e coprendo vari ruoli amministrativi, generalmente legati a progetti di internazionalizzazione, gli ultimi tre svolgendo un dottorato di ricerca in una piccola università, quella del Molise(che neanche io conoscevo prima, una di quelle che oggi, nonostante i 13.000 studenti, qualcuno vorrebbe chiudere). Da tre anni collaboro alla Sapienza di Roma, e nel'ultimo anno, mi sono imbarcato in una bella esperienza lavorando in un’Università Americana che è alla posizione N. 192 di quella graduatoria citata dal consigliere Picchi.
    Dico tutto questo per qualificare il mio intervento e per dire da dove provengono le idee che mi sono fatto sull'università: più che leggere dell’Università nei giornali o nei decreti legge, ci vivo dentro quotidianamente. Nell'arco di questi 10 anni la mia idea è più volte cambiata, così come le riforme, tre se non me ne sono persa qualcuna.
    Non citerò dati, lo so che piacciono a molti, l'intervento di Picchi lo dimostra, ma io ho fatto mia la lezione di Nietzsche secondo il quale i fatti (e con essi i dati) non esistono ma esistono solo giudizi di valore (i fatti, senza un adeguato apparato interpretativo, non dicono niente, e l’interpretazione è sempre arbitraria). Vorrei dire troppe cose, ma mi limiterò a dirne soltanto due, fondamentali per me.
    Voglio subito dire che apprezzo l'intervento di Silvio che invita tutti gli schieramenti a riflettere perché il problema non è legato alle appartenenze politiche. Purtroppo. E ci si sbaglia ad ostinarsi a pensarlo come tale.
    Il problema numero uno di questa riforma, come di tutte le altre, è che non ha chiarito il progetto, la visione di che cosa vorrebbe che fosse l’Università. L’ambiguità è ovviamente voluta. Non si chiarisce se si vuole un’ Università d’elite o una di massa; non si capisce se debba limitarsi a dare informazioni e nozioni utili per il lavoro o se invece dovrebbe spingere all’adozione di un pensiero critico; non si capisce inoltre a quale modello concreto (americano?) vuole ispirarsi; e soprattutto non è disposta ad investire soldi nella riforma (N.B. le riforme a costo zero non si fanno, mai). (...)

    Fabio Corsini

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  11. (PARTE 2/2) (...)
    Il problema numero due invece è quello che mi sta più a cuore. Si dovrebbe fare appello alla responsabilità individuale di ciascun lavoratore dell’università, dalla persona che la mattina sostituisce i rotoli di carta igienica (alla Sapienza due giorni su tre non c’è, e non perché manchino i soldi) ai manager della didattica che gestiscono la programmazione di intere facoltà. In questa situazione dobbiamo fare appello alla responsabilità individuale di tutti, affinchè ognuno svolga il suo compito nel migliore dei modi. Le inefficienze, gli sprechi (anche nella gestione dei fondi) sono evidenti ed innegabili. Bisogna dirlo e porvi rimedio.
    Il guaio è che l’università pubblica, quella per tutti è spesso pensata come quella di nessuno, per cui nessuno se ne assume veramente fino in fondo la responsabilità. Noi dobbiamo insistere invece sul punto che l’Università pubblica non solo è per tutti, ma ha anche bisogno di tutti e che tutti si debbono assumere le responsabilità che gli competono.
    In un gioco perverso (scaricabarile) ognuno declina la propria responsabilità: è colpa del ministro, è colpa dei professori che non ci sono mai, è colpa degli amministrativi che non fanno il loro lavoro, è colpa… e’ colpa di tutti se questa Università non ci piace più…anche un po’ degli studenti che non la prendono seriamente, che né abusano quotidianamente, e delle famiglie sempre pronte a difendere (ciecamente) le proprie figlie e i propri figli. E inoltre è anche colpa di quei collaboratori come me che in nome di un’idea (che siamo destinati a non vedere mai realizzata) di fare ricerca e docenza (voglio ricordare che la docenza è una parte altrettanto importante quanto la ricerca perché ha a che vedere con la trasmissione della conoscenza) hanno accettato ed accettano di scendere a compromessi, sebbene motivati da quella passione di cui Silvia parla e che anche io conosco. Ci vuole onestà e bisogna ammetterlo.
    Non è quindi un problema di questa riforma universitaria. E’ un problema più generale che deve essere ancora affrontato e che per essere risolto ha bisogno che molte altre ‘passioni’, pubbliche e private, si coalizzino in una vera forza riformatrice.

    Fabio Corsini

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  12. Come tutte le riforme , anche questa può essere interpretata a seconda dei vari punti di vista , come buona o meno buona . Non mi addentro quindi nell'analisi da un punto di vista dei dati , come fatto dall'ottimo Giacomo , forse in modo un pò freddino e cattedratico e , neppure posso farlo condividendo esperienze dirette , ma il mio pensiero sul mondo della ricerca e dell'istruzione in generale è che si continui comunque a trattare queste materie come una qualsiasi altra voce di spesa da tagliare equiparata a tante altre e non come punti nevralgici su cui intervenire perchè ritenuti strategici per il futuro del nostro paese . Ben vengano migliori razionalizzazioni , maggior meritocrazia e minori privilegi , meno distribuzione a pioggia ( selezionare meglio i settori di ricerca ) ma non sono sufficenti se non accompagnate da maggiori risorse economiche . Mia mamma ha fatto la Maestra elementare per 40 anni e quando è andata in pensione , ha pianto , tanto era appassionata dal suo lavoro . Lei apparteneva a quella generazione di Maestre che avevano studiato per divenirlo e , per il fatto di essere maestre , nel paese avevano un ruolo riconosciuto come essere il Dottore o il Prete . Muovendomi recentemente nella scuola con i miei figli , raramente ho riscontrato questa passione nei vari insegnanti odierni , come se si fosse rarefatta con il passare del tempo . Con questo esempio voglio dire , razionalizziamo , accorpiamo , meritocratizziamo ma non dimentichiamoci che avremo fatto solo il primo passo se non pensiamo che ci sono professioni come l'insegnante ed il ricercatore che devono essere fatte tornare allettanti e desiderabili al punto tale che siano di nuovo mestieri ambiti , per i quali ci prepara e ci si appassiona .
    Bye
    Alessandro

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  13. Tutto volevo essere tranne che freddino o cattedratico, io che ancora sono studente in un'Università, quella di Firenze, che percepisco lontana da me, fredda e inconsistente.
    Ma nella vita credo che non ci sia cosa più inconfutabile dei numeri. Dopo aver letto l'intervento della sicuramente ottima ricercatrice sul quale stiamo discutendo, in cui si parla di tagli radicali e di esasperazione del precariato, ho preferito citare alcuni dati, ma sopratutto pareri di personaggi con un po' più esperienza di me, come Orioli e Giavazzi (non solo numeri quindi) per dimostrare, almeno, di avere delle piccole e insignificanti, ma comunque inconfutabili, basi d'appoggio (Saprete meglio di me che quando si scrive un testo citare numeri e articoli è una cosa fondamentale).
    Comunque sia, nei cinque (scusatemi ancora) post, mi sembra di avere espresso anche molti giudizi di valutazione personali. Mi ripeto se volete: la lotta alle baronie e alle parentele, il nuovo sistema di reclutamento dei Ricercatori, la valutazione della qualità delle università, la discrezione di parte dei finanziamenti in base alla valutazione della qualità, la razionalizzazione di sedi distaccate e corsi inutili, sono cose che io valuto positivamente.

    Infine due condiderazioni:
    Quando il Dott. Corsini dice che «…anche un po’ degli studenti che non la prendono seriamente, che né abusano quotidianamente, e delle famiglie sempre pronte a difendere (ciecamente) le proprie figlie e i propri figli.» mi trovo d'accordissimo con lui. L'eccessiva difesa dei figli da parte delle famiglie ha fatto perdere di vista l'obbligo dell'impegno. Lo "studiate, studiate, studiate" citato da Silvio non esiste quasi più. Non voglio generalizzare, ma purtroppo questo problema esiste.
    Quando invece Alessandro scrive sull'appetibilità del "mestiere" di insegnante, credo che abbia completamente ragione. Tuttavia quello dell'insegnante è un mestiere che si fa bene, secondo me, solo se si è vocati a farlo. Un po' come i Preti e i Dottori, tanto per rammentarli ancora. Mi sembra giusto quindi incentivare gli insegnanti meritevoli. Ma attenzione, se la scuola non cambierà il suo essere considerata un ufficio di collocamento dove tutti vanno ad iscriversi, basta lavorare, avremo molti meno insegnanti per passione e molti più per professione.

    GP

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  14. Sintesi Giacomo. Sintesi. Bisogna prendere le ferie per leggeri.
    Complimenti a Fabio, secondo me ha centrato il problema

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  15. Io invece trovo che Giacomo abbia proposto molte questioni interessanti in relativamente poco spazio. Oltre una certa misura la sintesi lascia purtroppo il posto alla banalizzazione, che su un argomento del genere è proprio bene evitare. Lavoro permettendo, domani pomeriggio cercherò di dire anche io qualcosa di più specifico.

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  16. Noto che la quarta parte del mio commento è sparita...penso di averla postata 50 volte. era molto semplice e citava due parti di un articolo di Giavazzi apparso sul Corriere il 30 Novembre scorso. Vi riporto qui sotto i due estratti:

    «"Non si fanno le nozze con i fichi secchi", è la critica più diffusa. Nel 2007-08 il finanziamento dello Stato alle università era di 7 miliardi l'anno. Il ministro dell'Economia lo aveva ridotto, per il 2011, di un miliardo. Poi, di fronte alla mobilitazione di studenti, ricercatori, opinione pubblica e alle proteste del ministro Gelmini, Tremonti ha dovuto fare un passo indietro: i fondi sono 7,2 miliardi nel 2010, 6,9 nel 2011, gli stessi di tre anni fa. "La legge tradisce i giovani che oggi lavorano nell'università, non dando loro alcuna prospettiva". Purtroppo ne dà fin troppe. Per ogni dieci nuovi posti che si apriranno, solo due sono riservati a giovani ricercatori che nell'università non hanno ancora avuto la fortuna di entrare: gli altri sono destinati a promozioni di chi già c'è.»

    «La legge abolisce i concorsi, prima fonte di corruzione delle nostre università. Crea una nuova figura di giovani docenti «in prova per sei anni», e confermati professori solo se in quegli anni raggiungano risultati positivi nell'insegnamento e nella ricerca. Chi grida allo scandalo sostenendo che questo significa accentuare la «precarizzazione» dell'università dimostra di non conoscere come funzionano le università nel resto del mondo.»

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  17. La colpa è una bella donna, ma nessuno se la prende.... Bravo Fabio!

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  18. NEVE A TERRANUOVA.
    Scusate se vado fuori tema, ma credo che sia importante stigmatizzare l'accaduto.
    Terranuova sotto la neve. Mi sta bene che ieri si è potuto fare quello che si poteva, vista la copiosa nevicata.
    Ma stamani l'Amministrazione Comunale poteva cominciare a pulire subito le principali strade comunali, i marciapiedi, etc, ma non si è vista. La provinciale è pulita, ma le comunali?
    Dov'è il Sindaco? A fare l'albero?
    TBni, 18/12/10 Leonardo Lucacci (consigliere comunale di opposizione)

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  19. finalmente hanno trovato il Sindaco, è nascosto sotto il pupazzo di neve in piazza trieste........

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  20. ...finalmente la "nuova italia" che immagina bersani: fassino candidato sindaco a torino! ...povera italia. andrea

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  21. PARTE 1/2
    Rispondo ad alcune osservazioni del sig. Picchi. È purtroppo abbastanza scontato che un membro del PDL difenda a spada tratta la riforma. Io non difendo l’Università così com’è, ma credo che in questo caso il rimedio prospettato sia ben peggiore del male che si vuole curare.
    Le faccio notare una leggera contraddizione, in cui peraltro cade anche il Suo Ministro quando in TV sbandiera la tanto comoda 'lotta ai baroni' (frase che fa una gran presa su chi conosce poco l'università). Nel DDL (lo scrive anche Lei) le commissioni di reclutamento sono costituite soltanto da 'ordinari'. Le sembra un fatto da poco? Sa che prima nelle commissioni da ricercatore c'erano un professore ordinario, un professore associato e un ricercatore? È stato possibile, nella storia della Repubblica, che un associato e un ricercatore insieme votassero contro un ordinario. Una università democratica dovrebbe dar voce a tutte e tre le componenti della docenza. Soprattutto quando un ricercatore fa il lavoro che fa un ordinario.
    Non so se sono una "sicuramente ottima ricercatrice" (in ogni caso il mio cv è pubblico, i miei titoli e le mie pubblicazioni sono nell'anagrafe della ricerca della mia università, alla fine di ogni modulo didattico sono valutata dai miei studenti e i loro giudizi sono anch'essi pubblici), ma sono abituata a non trattare i problemi per slogan e per frasi fatte. Non sono solita prendere le parole del prof. Giavazzi come oro colato - a me pare che sia molto spesso un portavoce di Confindustria. Non c'è solo lui a parlare di riforma universitaria. Perché il PDL cita solo lui? Perché prende i dati solo dal Sole24Ore o dal Corriere della Sera? Faccio osservare al sig. Picchi come proprio Confindustria non sia riuscita a dare il meglio di sé nel bando "100 giovani per 100 anni". Ottimo slogan e gestione penosa del reclutamento (ma non voglio uscire dal tema principale di questa settimana, posso privatamente fornire i dettagli di questo finto 'spazio ai giovani', rilevando, en passant, come chi scrive i comunicati di Confindustria ignori spesso le regole elementari della sintassi italiana).

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  22. PARTE 2/2
    Chiudo con questa riflessione: se un governo taglia i fondi alla ricerca fa subito cassa, piglia i soldi immediatamente, e fa ricadere le conseguenze sulle generazioni future. Gli esiti di questo disastro infatti si vedranno tra decenni, quando non ci sarà più tempo per rimediare. Lei che sta dentro a un partito importante, inviti per favore il Suo Presidente del Consiglio a inaugurare gli anni accademici di un ateneo pubblico invece che quelli del Cepu. Io da ricercatore sarò ben lieta di spiegargli senza livore quanto oggi sia difficile lavorare con impegno, onestà, passione dentro l'università pubblica italiana, ma anche quanto ciò rischi di diventare addirittura impossibile nell’ ordinamento disegnato dal ministro Gelmini.
    Silvia Calamai

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  23. Carissima Dottoressa,
    ho citato Giavazzi e Orioli perchè danno un'immagine della Riforma abbastanza lucida e, credo io, disinteressata. Certo...cosa dovevo citare? L'Unità? La Repubblica? No grazie, i giornali di partito non fanno al caso mio! Certamente non le ho citato neanche articoli di Libero o Il Giornale, sarebbe stato troppo facile...ma che non vadano bene nemmeno il Sole e il Corriere...
    Tuttavia mi ripeto, in aprile mi sono laureato, ho scritto la tesi, ho imparato a sostenere i miei argomenti attraverso citazioni e dati, naturalmente riporto quelli a vantaggio della mia tesi, mi sembra giusto, o no?
    Riguardo ai concorsi. Tre ordinari da altri atenei, non quattro ordinari dello stesso ateneo: il che significa che la commissione è composta in base all'eterogeneità della provenienza dei giudicanti, non dalla "classe" di Associato, Ricercatore ecc.
    Il Fatto che il ricercatore faccia il lavoro dell'Ordinario è proprio quello che questa riforma cerca di evitare attraverso l'obbligo di certificazione della presenza.
    Lei continua a dire che sono stati tagliati fondi alla ricerca quando non è vero. Il Fondo di Finanziamento ordinario è rimasto pressoché invariato. Certo è che se le Università continuano a spendere tutta la loro parte di fondo il spesa di personale si va poco avanti!
    Il suo atteggiamento rispetto alla Riforma, Dottoressa, mi sembra abbastanza drastico. Ho sempre diffidato da chi vede tutto o bianco o nero, d'altronde in mezzo ci sono mille sfumature. Io non difendo a spada tratta questa riforma. Certamente ne sottolineo i lati per me positivi. Che lei non ne veda nemmeno uno e condanni totalmente questa riforma mi fa pensare.
    I migliori saluti e auguri di Buon Natale,
    GP

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  24. PRIMA PARTE
    Se al liceo avessi detto ai miei professori di filosofia e di matematica che non c’ è “cosa più inconfutabile dei numeri”, come ritiene Giacomo, sarei stato infilzato come un tordo, culturalmente parlando. I numeri vanno analizzati e contestualizzati. Ugualmente i fatti, che – riprendo le parole di Fabio – “senza un adeguato apparato interpretativo non dicono niente”.
    Cominciamo allora da questo famoso articolo dell’ Economist del 13/14 novembre 2008. Chi ha la pazienza di leggerne il testo completo, in inglese, può ravvisare una grossolana inesattezza su cui stranamente la stampa italiana ha glissato: la riforma universitaria del 3+2 viene ascritta a Berlusconi, quando invece è stata elaborata da Berlinguer e approvata dal governo D’ Alema nel 2000. E al passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento 3+2 sono da attribuire molti dei dati eclatanti citati nell’ articolo: dal numero di corsi, a quello dei professori, a quello degli studenti. La bufala dei 37 corsi di laurea con un solo studente merita qualche parola in più, perché è emblematica di un diffuso malcostume di giornalisti e politici. La notizia è stata data per la prima volta il 27 dicembre 2006 sul Corriere della Sera da Rizzo e Stella, i quali, leggendo i tabulati provvisori del Ministero, avevano visto che a 37 corsi veniva associato un unico studente. L’ equivoco stava nel fatto che quei tabulati erano, appunto, provvisori, e il sistema informativo vi riportava il numero 1 ogniqualvolta era in attesa di ricevere i dati completi dei corsi. La falsa notizia è stata riproposta qualche mese dopo dagli stessi due giornalisti nel fortunato libro La Casta, dal quale poi è rimbalzata decine di volte sulla stampa. Fino a venire fatta propria dallo stesso ministro Gelmini, che l’ ha enunciata con i crismi dell’ ufficialità in una conferenza stampa nell’ ottobre 2008. La frottola quindi è volata oltremanica e, un mese dopo, è comparsa sulle colonne dell’ Economist.

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  25. SECONDA PARTE
    Per fortuna, il circolo vizioso dei rilanci da pulpiti sempre più alti e autorevoli (?) è stato interrotto quasi subito, grazie a un giornalista che si è rimesso a fare con scrupolo il suo lavoro: in una puntata di Matrix, Mentana ha mandato i suoi inviati a controllare i presunti corsi ‘monostudentali’, appurando che in realtà avevano un numero di frequenze del tutto normale, dell’ ordine di varie decine. Eccola qui la tremenda ambiguità dei numeri, che Giacomo ritiene invece inconfutabili!
    Per chi a questo punto avesse voglia di approfondire le singole questioni, propongo tre riferimenti:
    - il ‘Kit per la stampa’ predisposto dal Coordinamento dei ricercatori di Pisa, reperibile sul sito https://sites.google.com/site/protestaunipi/home;
    - il ‘Documento dei Ricercatori delle Università italiane’, redatto a seguito dell’ Assemblea nazionale di Milano del 29 aprile 2010 (www.rete29aprile.it);
    - il blog ‘I ricercatori non crescono sugli alberi’ di Francesco Sylos Labini e Stefano Zapperi, autori del libro omonimo (da segnalare, nel post del 1 dicembre, la puntuale demolizione delle “affermazioni che distorcono la realtà, in quanto false”, contenute nell’ editoriale di Giavazzi in difesa del DDL Gelmini).

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  26. SECONDA PARTE
    Per fortuna, il circolo vizioso dei rilanci da pulpiti sempre più alti e autorevoli (?) è stato interrotto quasi subito, grazie a un giornalista che si è rimesso a fare con scrupolo il suo lavoro: in una puntata di Matrix, Mentana ha mandato i suoi inviati a controllare i presunti corsi ‘monostudentali’, appurando che in realtà avevano un numero di frequenze del tutto normale, dell’ ordine di varie decine. Eccola qui la tremenda ambiguità dei numeri, che Giacomo ritiene invece inconfutabili!

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  27. QUARTA PARTE
    Di questi siti io ho apprezzato molto tre caratteristiche:
    - il riconoscimento, a scanso di ogni sospetto, che la situazione dell’ università italiana non è per niente buona e richiede una profonda riforma;
    - la ricchezza di strumenti di analisi, di discussione e di proposta;
    - la disponibilità ad affrontare tutte le questioni, senza nascondere alcunché (p.e. non viene escluso a priori, a prescindere dall’ inchiesta di Mentana, che vi possano essere casi sporadici di corsi con singoli studenti, ma viene spiegato come si tratti di corsi del vecchio ordinamento, ormai disattivati, e si specifica chiaramente che “nessuno tiene aperto un corso di laurea per un solo studente per un motivo molto semplice: la legge non lo consente”).
    Vorrei infine ricordare altre notizie e circostanze.
    1) Mentre sull’ Economist usciva il testo citato da Giacomo, un articolo su Nature – rivista di prestigio assoluto – ci ricordava come l’ Italia destinasse agli investimenti in ricerca e sviluppo solo l’ 1,1% del PIL – meno della metà di Francia e Germania –, collocandosi agli ultimi posti nella comunità europea e disattendendo fortemente la strategia concordata a Lisbona, che impegnava gli stati ad aumentare questo tipo di investimenti fino a raggiungere il 3% del PIL entro il 2010 (Nature 455, ottobre 2008).
    2) Ciononostante l’ impatto scientifico assoluto della ricerca italiana è buono: fra i 15 paesi del mondo con maggiore PIL siamo all’ 11° posto per spesa in ricerca e sviluppo, ma saliamo all’ 8° posto per numero di citazioni e al 6° posto se rapportiamo le citazioni ai fondi investiti.

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  28. Non riesco a postare le parti successive. E' la punizione del blog per avere scritto troppo!

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  29. TERZA PARTE
    Per chi a questo punto avesse voglia di approfondire le singole questioni, propongo tre riferimenti:
    - il 'Kit per la stampa' predisposto dal Coordinamento dei ricercatori di Pisa, reperibile sul sito https://sites.google.com/site/protestaunipi/home;
    - il 'Documento dei Ricercatori delle Università italiane', redatto a seguito dell' Assemblea nazionale di Milano del 29 aprile 2010 (www.rete29aprile.it);
    - il blog 'I ricercatori non crescono sugli alberi' di Francesco Sylos Labini e Stefano Zapperi, autori del libro omonimo (da segnalare, nel post del 1 dicembre, la puntuale demolizione delle "affermazioni che distorcono la realtà, in quanto false", contenute nell' editoriale di Giavazzi in difesa del DDL Gelmini).
    Di questi siti io ho apprezzato molto tre caratteristiche:
    - il riconoscimento, a scanso di ogni sospetto, che la situazione dell' università italiana non è per niente buona e richiede una profonda riforma;
    - la ricchezza di strumenti di analisi, di discussione e di proposta;
    - la disponibilità ad affrontare tutte le questioni, senza nascondere alcunché (p.e. non viene escluso a priori, a prescindere dall' inchiesta di Mentana, che vi possano essere casi sporadici di corsi con singoli studenti, ma viene spiegato come si tratti di corsi del vecchio ordinamento, ormai disattivati, e si specifica chiaramente che "nessuno tiene aperto un corso di laurea per un solo studemte per un motivo molto semplice: la legge non lo consente").

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  30. 3) Come ha scritto il rettore dell’ Università di Torino al Presidente del Consiglio, “è sintomatico [...] l’ uso distorto e acritico che viene fatto delle classifiche internazionali di valutazione degli Atenei, le quali vedono spesso assai penalizzate le Università italiane, ma a motivo per lo più della inconfrontabilità di strutture e risorse: è evidente che molte università specie anglosassoni dispongono a volte di risorse che da sole sono pari all’ intero finanziamento statale dell’ Università pubblica italiana, hanno un numero limitato e fortemente selezionato di studenti che contribuiscono con tasse di iscrizione assai elevate, vantano un rapporto docenti/studenti davvero incommensurabile rispetto alle Università italiane. A tali condizioni il gap appare inevitabile, ma non si tratta – ciò è quanto si vorrebbe vedere evidenziato a livello di illustrazione mediatica – di un gap di qualità della ricerca e della didattica o di preparazione dei docenti e ricercatori, bensì appunto di una distanza di mezzi e di sistemi che auspichiamo possa essere colmata”. Aggiungo io che se ci limitiamo a guardare all’ eccellenza, l’ istituto universitario che può vantare il più alto rapporto al mondo fra premi Nobel e numero di studenti è – udite udite! – la Scuola Normale Superiore di Pisa (quante cose si possono dire con i numeri...).
    4) Con il nuovo sistema di governance, la maggior parte dei poteri decisionali nelle università passerà ai consigli di amministrazione, formati da un rettore-monarca, da pochi baroni ordinari e da alcuni soggetti esterni. Questi ultimi saranno esponenti del mondo imprenditoriale, ovviamente interessati solo ad alcuni tipi di ricerca orientata, o, molto più probabilmente e pericolosamente, esponenti politici locali, che verranno collocati in queste ulteriori poltrone con una operazione di lottizzazione senza precedenti nel mondo accademico. Con sintesi quanto mai efficace, nel citato kit del giornalista troviamo scritto: “questo è il futuro dell’ università italiana che prefigura il DDL: localismo, lottizzazione, potere ai super-baroni.”

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  31. 5) Postilla finale su Giavazzi, Orioli, Corriere e Sole. È da almeno sette anni che Giavazzi, quando parla di università, non può essere ritenuto neutrale. Precisamente da quando, il 16.12.2003, scrisse su lavoce.info, insieme ad Alberto Alesina, queste parole: “il sistema universitario e della ricerca in Italia non sono riformabili. Serve un cambiamento radicale perché riversare più fondi in questo sistema è come buttarli al vento”. Specificando altresì che “è necessario invece puntare su istituzioni nuove, come l’ IIT (Istituto Italiano di Tecnologia, ndr), che possano contare su finanziamenti adeguati, ma soprattutto siano libere da ogni legame con l’ attuale establishment accademico”.

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  32. Manca l' ultimo punto, su Giavazzi & Co. Proverò a postarlo di nuovo più tardi. Che sia nevicato anche sul sistema del blog? Ma tanto ha sicuramente ragione lui.

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  33. Salve, voglio dare un modesto contributo alla discussione , cercherò di essere breve ma alcuni dati non posso non riportarli.
    Innanzitutto una riflessione : sono d'accordo che l'università vada riformata ma rifiormare non significa solo tagliare ... per una volta mi piacerebbe una riforma di questo Governo in cui si danno maggiori contributi o maggiori finanziamenti ( ma quelli vanno sempre a esercito o a manovre profacoltosi .... vedi condoni o scudo fiscale o abolizione ICI su immobili della chiesa ). Invece no si continua a fare riforme che rendono peggiore la nostra università.

    Quest'anno per capirsi non si sono modificati i criteri per l'assegnazione dei fondi del diritto allo studio ma si è semplicemente fatto un taglio da 960 a 190 milioni di euro.

    E' stata introdotta l'aberrante pratica dei prestiti d'onore .... significa che uno studente a 19 anni dovrebbe andare in una banca e farsi finanziare l'università, con l'impegno di ripagare tale prestito a fine università. In questo modo i primi anni di lavoro li passerà a ripagare tale mutuo (perchè di ciò si tratta), mi chiedo ma quanti studenti desisteranno ancor prima di iniziare? Io credo molti. Ma che importa tanto chi i soldi ce li ha non ha di questi problemi. Risultato Università per ricchi!!!

    I ricercatori universitari verranno assunti si, ma con stipendi simbolici di 1 euro a mese, perchè i ricercatori servono ma non si vogliono pagare se è questo il modo di evitare la "fuga di cervelli" che dio ce ne scampi.

    Se poi questa è la riforma contro i Baroni dell'università come mai i ricercatori di tutti italia sono scesi in piazza più e più volte, per difendere quei baroni che gli precludono l'accesso all'insegnamento universitario, ma via !!!!!

    Per non parlare poi delle scuole primarie e secondarie, ma questo lo mando alla seconda parte del mio intervento

    Leonardo Migliorini

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  34. mi hanno detto che hanno visto il Sindaco e la Giunta in piazza con la zappa, ma non è mica la stagione per i fagiolini..

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  35. 5) Postilla finale su Giavazzi, Orioli, Corriere e Sole. È da almeno sette anni che Giavazzi, quando parla di università, non può essere ritenuto neutrale. Precisamente da quando, il 16.12.2003, scrisse su lavoce.info, insieme ad Alberto Alesina, queste parole: “il sistema universitario e della ricerca in Italia non sono riformabili. Serve un cambiamento radicale perché riversare più fondi in questo sistema è come buttarli al vento”. Specificando altresì che “è necessario invece puntare su istituzioni nuove, come l’ IIT (Istituto Italiano di Tecnologia, ndr), che possano contare su finanziamenti adeguati, ma soprattutto siano libere da ogni legame con l’ attuale establishment accademico”. Forse il lettore non lo sa, ma in quella stessa fine di 2003 l’ IIT è stato fondato e, dopo un periodo di avviamento di due anni, nel 2005 ha ricevuto dal Ministero dell’ Economia, da cui dipende, un finanziamento di 100 milioni di euro all’ anno per 10 anni. Una cifra cioè che – cito Sylos Labini e Zapperi – “è approssimativamente quanto viene speso, all’ anno, per finanziare l’ intera ricerca scientifica italiana con i progetti di rilevanza nazionale (PRIN) su tutto lo scibile umano”. Per quanto concerne le successive vicende nebulose dell’ istituto e le critiche formulate dalla rivista Science, rimando il lettore al post “L’ eccellenza de’ noantri” del 19 novembre scorso sul citato blog I ricercatori non crescono sugli alberi.
    Silvio Cazzante

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  36. "Arresti preventivi" e "Non mandate i vostri figli a manifestare in piazza assieme agli assassini"

    La bassezza, la miopia e l'arroganza delle parole (minacce?) di Maurizio Gasparri in questi giorni mi portano a riflettere su una cosa.

    Quando perfino la libertà di esprimere e manifestare la propria opinione viene osteggiata da chi governa un paese DEMOCRATICO credo che la "frutta" sia già stata servita.
    E allora bene, alziamoci da tavola. E, se lo riteniamo giusto, scendiamo in Piazza...

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  37. la riforma è necessaria sì..... se hanno fatto laureare uno come te, caro giacomo!!!!

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  38. Mi scuso per la pubblicazione confusa di quanto ho scritto. A chi non mi avesse ancora mandato a quel paese e volesse leggere senza rompicapi, spiego come ricomporre i frammenti del 19 e 20 dicembre.
    1) Primo pezzo (con l’ intestazione ‘PRIMA PARTE’): OK;
    2) Secondo pezzo (con l’ intestazione ‘SECONDA PARTE’): OK;
    3) Terzo pezzo (con l’ intestazione ‘SECONDA PARTE’): da cancellare;
    4) Quarto pezzo (con l’ intestazione ‘QUARTA PARTE’): OK (non c’è quindi una TERZA PARTE);
    5) Quinto pezzo: commento sconsolato;
    6) Sesto pezzo: (con l’ intestazione ‘TERZA PARTE’): da cancellare;
    7) Settimo pezzo (senza intestazione): OK;
    8) Ottavo Pezzo (senza intestazione): da cancellare;
    9) Nono pezzo: altro commento sconsolato;
    10) Decimo pezzo (con nome e cognome in fondo): OK.
    I pezzi da leggere in sequenza sono dunque il 1°, il 2°, il 4°, il 7° e il 10°.
    Un saluto (e di nuovo tante scuse) a tutti.

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  39. Caro Anonimo sbeffeggiatore: io ho 23 anni (compiuti a ottobre) e sono laureato... Tu sei soltanto un pavido che non ha il coraggio di associare il suo nome alle ridicole affermazioni che fa!
    Cordiali saluti,
    Dott. Giacomo Picchi

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  40. Francesco , citare quelle frasi virgolettate fuori dal contesto al quale si riferiva il ministro mi pare non corretto e nello stesso tempo in cui condanni ciò , non prendere nessuna distanza dalla violenza esibita nell'ultima manifestazione romana alla quale ti riferisci , non ti fà onore . Nessuno in Italia mette a rischio il diritto di manifestare il dissenso , ma credo che ci dobbiamo tutti sforzare per prevenire la partecipazione di chi , sfruttando i manifestanti , fà un giorno di guerriglia .
    Bye
    Alessandro

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