Seguendo
lo stile ormai consolidato del blog, riprendiamo e sviluppiamo, con uno sguardo
“locale”, un tema già affrontato in precedenza: la Chiesa oggi a cinquant’anni
dal Concilio. Questa volta, però, lo facciamo ridando voce a Don Felice
Francioni, generoso sacerdote che a Terranuova ha donato il suo servizio
ministeriale, sempre vissuto con un’autentica passione pastorale e una profonda
spiritualità cristiana. Recuperiamo così un suo intervento apparso sotto forma
di intervista sull’aperiodico aretino, “Dialogo”,
nel giugno 1969; “Dialogo”, infatti,
nacque nel 1967 da un gruppo di giovani cattolici e marxisti, e si propose di
affrontare temi di ordine religioso, sociale e politico. In redazione vi erano:
Bruno Benigni, Giorgio Bondi, Osvaldo Cappelletti, Gianni Gabrielli, Menotti
Galeotti, Remo Manganelli, Nino Materazzi, Mario Megli, Lapo Moriani, Filippo
Nibbi (Direttore), Paola Nibbi, Alessandra Pazzagli.
Quale
significato date al recente documento del Segretariato dei non credenti sul
dialogo?
Il significato che diamo al Documento del
Segretariato per la unità dei non credenti sul dialogo, è quello di una logica
conseguenza alle aperture del Concilio Vaticano II. Il dialogo lo intendiamo
non come fusione di diverse confessioni e ideologie ma la capacità da parte di
esse di convivere nel massimo rispetto e di collaborare, nel maggior numero di
attività.
Nella
vostra esperienza umana e religiosa trovate “motivi di necessità” del dialogo?
Nella nostra esperienza religiosa abbiamo
incontrato i disagi della mancanza del dialogo e rileviamo la necessità
soprattutto perché: come mondo chiuso la Chiesa non ha senso e non si può dire
cattolica; la necessità del dialogo con tutti gli uomini per incarnarsi nella
trama di tutte le situazioni umane non per conquistarle, ma per servire gli
uomini come sale e come luce.
Quali sono
le difficoltà che incontrate nel caso del dialogo con i marxisti che aderiscono
al Pci o al Psiup?
Le difficoltà da parte della Chiesa sono di
ordine acquisito, nel marxismo, congenite, perché più classista e più settario.
È tutta una serie di pregiudizi e di preoccupazione di proselitismo che rende i
due campi fortemente concorrenziali.
Quali sono
le aspettative che affidate al dialogo tra cattolici e marxisti?
La soluzione del problema dei poveri che
dovrebbero essere l’oggetto preferito di entrambi, e indispensabile perché gli
attuali partitoni in cui convergono correnti di interessi contrastanti si
stanno rivelando chiaramente incapaci di risolvere il problema, e si contentano
di interventi trasformistici e di grandi dosi di demagogia.