Nel suo interessante libro, La paura e la Speranza, il Ministro Tremonti scrisse che se un paese come la Moldavia ha un tasso di crescita economica annua pari al 10 % è un miracolo economico, se accade per uno stato come la Cina c'è qualcosa di preoccupante. Politologicamente mi sentirei di mutuare questa considerazione in questi termini: se un partito cresce da una consultazione elettorale all'altra di oltre 5 punti percentuali su tutto il territorio nazionale, indistintamente, è un interessante case study per la scienza politica, se a crescere in quelle proporzioni è l'astensionismo c'è qualcosa di preoccupante. Lo stesso politologo di chiara fama internazionale, Roberto D'Alimonte, ha sottolineato come il dato non sia un allineamento dei comportamenti elettorali agli standard tipici delle democrazie occidentale, ma un elemento sul quale è doveroso riflettere, ancor prima di stabilire chi abbia vinto e chi abbia perso. Indubbiamente nelle prossime settimane ci soffermeremo sull'analisi dei voti validi e su quei numeri che hanno deciso le partite tuttavia, non soltanto perchè ancora le bocce non sono completamente ferme, ci pare significativo soffermare l'attenzione su questa impennata del fenomeno dell'astensione che ha segnato le competizioni di tutte le regioni. Nessuna regione ha tenuto la soglia del 70% dei votanti e in tre province del centro nord (Sondrio, Belluno e Genova), si è scesi per la prima volta sotto il 60 %. Mediamente ogni regione ha subito un calo di partecipazione pari a 9 punti percentuali con espressioni che attestano come questa disaffezione verso le urne sia sempre più marcata al centro-nord. In Toscana si è passati dal 71,3 % del 2005 al 61 % di ieri. Cifra tonda che almeno qui non può esser liquidata con la mancata presentazione di liste, pertanto si può concludere che le cause siano davvero gravi e probabilmente queste vadano oltre le semplici dichiarazioni di cosmesi. Le motivazioni sono plurime e complesse, tuttavia provare a discuterne insieme se non è un modo per abbassare l'astensionismo, è comunque il nostro tentativo per dimostrare un certo rispetto e attaccamento verso la cosa pubblica, indipendentemente dalla partecipazione o meno alla consultazione elettorale.