martedì 4 gennaio 2011

San precario prega per noi


Tre mesi fa il presidente dell'INPS, Antonio Mastrapasqua, a chi gli chiedeva perché l'istituto di previdenza non fornisse ai precari la simulazione della loro pensione futura come fa con gli altri lavoratori rispose: "Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale".
Ci furono polemiche e Mastrapasqua smentì quelle dichiarazioni. Che lo abbia detto o no comunque cambia poco e il virgolettato ci svela una grande verità.
Se il precariato era sinonimo di incertezza, abbiamo comunque un punto fermo: il futuro sarà nero!
Caro bamboccione, se pensi di entrare adesso nel mercato del lavoro rassegnati a zompettare da un lavoro stagionale ad uno a chiamata, da un co.co.pro ad un contratto tempo determinato. Il tutto con qualche bella pausa di riflessione (disoccupazione senza sussidi).
Se poi sei laureato prima di partire con la trafila non dimenticare di riempire il tuo curriculum con un bello stage non retribuito. Infondo sei laureato e non sai fare nulla. Hai bisogno di formazione.
Impossibile andare avanti così.
Il Presidente della Repubblica qualcosa sembra aver percepito dopo le manifestazioni  degli ultimi mesi , e nel discorso di fine anno ha denunciato il distacco dalla politica e dalle forza sociali nei confronti dei giovani ed ha provato ad incoraggiarli: “la politica siete voi!”.
Ma non è solo il distacco dalla politica che dovrebbe preoccupare. Il rischio è quello che si venga a creare un frattura generazionale nella società.
I giuslavoristi parlano da anni di un mercato del lavoro a due velocità: ci sono i super-protetti e chi non ha nessun tipo di sostegno. Gli statali e i dipendenti a tempo indeterminato (delle grandi aziende) da una parte e i contratti atipici dall’altra.
Questo concetto è sempre più sovrapponibile ad un confronto impari tra vecchie e nuove generazioni.  I primi che hanno contratti blindati e sicuri, i secondi traballanti e precari. I primi che hanno pensioni ricche o almeno dignitose, i secondi che non vedranno quasi nulla. I primi che sono costretti ad aiutare i secondi, i secondi che devono farsi mantenere dai primi. 
Quanto può reggere un sistema così?
Poi, per non bastare, ci si è messa la crisi. E a pagare il prezzo più caro sembrano esser stati, manco a dirlo, donne e giovani. Anche in Toscana. Uno studio dell’IRPET di fine 2010 sul mercato del lavoro nella nostra regione (scaricabile dal sito www.irpet.it) ha mostrato una disoccupazione giovanile cresciuta del 15 per cento nella fascia tra i 15 e i 24 anni e del 23 in quella tra i 25 e i 34. E chi trova maggiori difficoltà sono i laureati: la domanda di lavoro per chi ha un livello di istruzione più alto è bassissima e molti giovani laureati toscani si trasferiscono al nord.
Enrico Rossi la scorsa settimana ha dichiarato che «Il 2011 sarà per la Regione Toscana l'anno dei giovani che vanno aiutati a costruirsi un futuro».
Sembra che la Regione si stia muovendo per “attivare sinergie con banche e fondazioni, enti pubblici e istituzioni religiose, categorie economiche e sindacati, in  modo da liberare risorse per 300 milioni di euro in tre anni. Si interverrà sulla casa con il contributo affitto, e un acquisto agevolato dopo 4 anni in accordo con il costruttore”.
In più è stata regolata la vergogna degli Stage attraverso il progetto «Dignità del giovane in formazione» che assicurerà 400 euro mensili ai giovani diplomati e laureati impegnati in stage e tirocini.
Basterà?
Francesco Nocentini