martedì 8 settembre 2009

Quinto potere


Le vacanze sono finite, il mare per molti è già un ricordo, il sole e le temperature miti lasceranno presto spazio alla pioggia e al freddo, Kakà è a Madrid, Fisichella sulla Ferrari, Ted Kennedy ci ha lasciati. Tutto cambia. O meglio, quasi tutto, perché certi soliti noti purtroppo sono sempre tra i piedi. Abbiamo iniziato la nuova stagione di cronaca giornalistica col botto: Vittorio Feltri si è nuovamente seduto alla guida de il Giornale che fu sì di Montanelli (sembra di parlare di un altro universo spazio-temporale, invece erano solo quindici anni fa), ma anche recentemente di Belpietro e Giordano. Di questi tempi non è facile ricostruire correttamente gli avvenimenti in modo misurato e corretto con il solo ausilio dei Tg di casa nostra, più occupati a mischiare le carte per proteggere i potenti che a dare le notizie. Quindi, mi sento in dovere di informare in modo corretto i lettori del Blog che non hanno avuto il tempo di cercare le notizie sui pochi giornali dignitosi rimasti in edicola e in rete, riguardo la vicenda Feltri-Boffo e tutto quello che ne consegue.
-Atto primo
Editoriale di Feltri su il Giornale che apparecchia la tavola all’articolo-shock di Gabriele Villa:
“Quando la politica si trasforma e si svilisce cadendo nel gossip..” scrive il neo-direttore.
Riprendo una citazione di Marco Travaglio, giornalista, a tal proposito: “Una prostituta che ha la registrazione di un suo rapporto sessuale col Presidente del Consiglio a Palazzo Grazioli e che subito dopo finisce nelle liste elettorali delle elezioni comunali di Bari, è gossip?”
“E se il livello della polemica è basso, prima o poi anche chi era abituato a volare alto o almeno si sforzava di non perdere quota, è destinato a planare per rispondere agli avversari..”
A parte l’autocompiacimento col riferimento a sé stesso (“abituato a volare alto”), praticamente Vittorio Feltri ci sta dicendo: ok, l’avete voluta voi, avete dato la notizia piccante e scandalosa sul fratello del mio editore, che poi è anche il Presidente del Consiglio? Adesso sta a noi contrattaccare, mettetevi comodi e leggete questa bella notizia (un po’ vera, un po’ no).

“Mai quanto nel presente periodo si sono visti in azione tanti moralisti, molti dei quali, per non dire quasi tutti, sono sprovvisti di titoli idonei. Ed è venuto il momento di smascherarli. Dispiace..”
Che è come dire: mi scuso, ma lo devo fare, caro Dino Boffo sto per sputtanarti, anche con l’ausilio di notizie false e tendenziose (ndr). Tra l’altro, l’affermazione sottintende che Feltri è il designato possessore del titolo idoneo di cui si deve disporre per smascherare i presunti moralisti che ancora si scandalizzano se un ricco e potente signore paga una donna, e le promette un roseo futuro politico o televisivo, in cambio di prestazioni sessuali.
-Atto secondo
Articolo (con annessa similitudine Gesù Cristo/Silvio Berlusconi.. Sì, purtroppo avete capito bene, per leggere con i vostri occhi cliccate sul link http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=377663 ) di Gabriele Villa:
“Ma torniamo alle tentazioni, in cui è ripetutamente caduto Dino Boffo, e atteniamoci rigorosamente ai fatti, così come riportati nell’informativa che accompagna e spiega il rinvio a giudizio del grande moralizzatore (Dino Boffo, ndr)” .
Ecco quindi la citazione della presunta nota informativa: “.. Il Boffo è stato a suo tempo querelato da una signora di Terni destinataria di telefonate sconce e offensive e di pedinamenti volti a intimidirla, onde lasciasse libero il marito con il quale il Boffo, noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni, aveva una relazione. Rinviato a giudizio il Boffo chiedeva il patteggiamento e, in data 7 settembre del 2004, pagava un'ammenda di 516 euro, alternativa ai sei mesi di reclusione..”

-Del terzo atto della vicenda, occorre sottolineare almeno tre importanti aspetti:

1. Questo documento, pubblicato ad hoc da il Giornale non è una fonte attendibile, trattandosi di una lettera anonima recapitata misteriosamente in diversi ambienti ecclesiastici nei mesi passati, una sorta di avvertimento preventivo da parte di qualcuno: “abbiamo qualcosa di scottante (che sia vero o meno non importa) su un vostro protetto, attenti a quello che dite e fate..(ndr)”.

2. Il Giornale, pubblicando la missiva accompagnata a un documento ufficiale della Procura della Repubblica (quello sì che ha valore), induce intenzionalmente i lettori a prendere per buona e attendibile anche una lettera di ricatto anonima (chiamiamo le cose con il loro nome) scritta chissà da chi.
3. Alla luce di questi elementi oggettivi l’unica verità è questa: nell’agosto del 2004 Dino Boffo, direttore dell’Avvenire dal 1994, paga un’ammenda di 516,00 €uro, in seguito a una diatriba giudiziaria con una signora di Terni (che egli conosceva, come hanno confermato alcuni testimoni) che lo aveva denunciato per molestie telefoniche. Il contenuto delle telefonate, come rivelato dal Gip Pier Luigi Panariello al Corriere della Sera, non è noto, visto che agli atti non ci sono intercettazioni, solo tabulati telefonici relativi alle utenze di Boffo.
Nessun riferimento alle inclinazioni sessuali del direttore di Avvenire e alle sue presunte frequentazioni.
Posto che Dino Boffo non ha bisogno della mia difesa (a proposito, in seguito a questa imboscata mediatica ha dato le dimissioni) e che non ho particolare interesse a criticare l’operato di Feltri o di qualsiasi altro direttore di un importante quotidiano nazionale, posto che sarebbe meglio far sedere sulle poltrone importanti, uomini (e donne) con un passato trasparente e un presente moralmente ineccepibile, è evidente che l’analisi di questa vicenda risulta interessante nel momento in cui si gioca su un terreno pericoloso per la democrazia italiana.
Perché calunniare pubblicamente un collega, nel caso di Feltri e Villa, alludendo alle sue inclinazioni sessuali, alla sua vita privata, ai suoi presunti scheletri nell’armadio?
Perché si tiene oggi a far sapere che Boffo, il direttore dell’Avvenire, è stato al centro di questo caso nel 2004? Perché non ce l’hanno detto subito?
Perché sputare gratuitamente veleno, ingannando anche i propri lettori, sul direttore di un giornale nazionale?
Che la presenza di un eventuale secondo mascalzone nel pollaio, scagioni il primo?
Che nel nostro Paese il manganello e le manette stiano diventando carta e penna.. o meglio, schermo e tastiera?
Che si intenda sostituire le aule di tribunale con i giornali (di parte) e le televisioni (pure peggio)?
Che il giornalista si sostituisca al giudice? Che il popolo diventi il boia?
Se trovate una risposta a tutto questo scriveteci..
Se non la trovate almeno aiutatemi a cercare un motivo per il quale dovrei ancora laurearmi in Mass Media & Giornalismo e continuare a sognare di essere un giorno il direttore, che so, di un quotidiano, che fa bene il suo mestiere.
Emmanuele Bonci

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