martedì 9 agosto 2011

TAV: a Firenze il futuro è sottoterra


La scorsa settimana è stato firmato a Roma il protocollo d’ intesa per il completamento del TAV, il Trasporto ad Alta Velocità ferroviario, nella città di Firenze. I lavori prevedono la costruzione di una stazione sotterranea e di un tunnel che si svilupperà per sette chilometri fra Castello e Campo Marte. Riferiscono i giornali che al Comune di Firenze andranno 76,6 milioni a titolo di compensazione per i disagi. Si tratta in realtà di una somma che le Ferrovie avevano già destinato al servizio metropolitano e che ora viene messa a disposizione del sindaco Renzi per gli interventi sulla viabilità e la mobilità cittadina che Palazzo Vecchio riterrà prioritari.
Il ‘Comitato contro il sottoattraversamento AV di Firenze’ ha aperto un blog ricchissimo di informazioni: chi ha la pazienza di leggere scopre che il ‘grande buco’ sarà non solo dannoso, ma addirittura inutile, dal momento che esiste la possibilità di un attraversamento della città in superficie, in grado di essere realizzato con costi e tempi assai ridotti e “di raggiungere gli stessi livelli di volume di traffico (viaggiatori, merci) della soluzione in sotterraneo. Addirittura con una migliore integrazione ed interscambiabilità dei servizi offerti ai viaggiatori”. Tutto nero su bianco, ad opera di un ex ingegnere FS e di un gruppo di lavoro di urbanisti, architetti e ingegneri istituito presso la facoltà di architettura.
Cerco senza esito le controdeduzioni tecniche dei fautori del tunnel, trovando solo affermazioni apodittiche. Emblematiche quelle rilasciate negli anni da Riccardo Conti, assessore all’ urbanistica e ai trasporti della Regione Toscana dal 2000 al 2010 e attuale coordinatore nazionale per le infrastrutture del Pd, secondo il quale il sottoattraversamento sarebbe “indispensabile per portare la Toscana in Europa”, “l’ ambientalismo del fare è quello coraggioso, che pensa, che rischia e che sceglie” e, dulcis in fundo, “non può sfuggire il valore politico e culturale di considerare l’ Alta Capacità come un’ opera ad alta sostenibilità”.
Meno convinti paiono gli estensori della voce ‘Treno ad alta velocità’ su Wikipedia, che scrivono: “Partito nel 1991, il progetto Alta Velocità era stato pubblicizzato come la prima applicazione della partecipazione di capitali privati alla realizzazione di un' opera pubblica: si prevedeva una spesa di 15 miliardi di euro, quasi completamente coperta da capitali privati. I politici dell’ epoca avevano infatti promesso che l’ opera si sarebbe autofinanziata in parte e che il 60% dei 15 miliardi necessari alla realizzazione sarebbero arrivati da investitori privati. Tali promesse, alla prova dei fatti, non si sono concretizzate e già oggi, ad opere ancora da ultimare, i 15 miliardi sono saliti a 32, tutti a carico dello Stato e senza alcuna partecipazione dei privati. Inoltre, poiché lo Stato non disponeva e non dispone della liquidità necessaria, sono stati accesi debiti a tasso variabile, poi convertiti in tasso fisso mediante onerosi contratti swap (derivati)”.
Faccio qualche verifica e vedo che nel 1998 il ministro dei trasporti Claudio Burlando aveva dichiarato: “Si è detto che c’ erano privati disponibili a fare investimenti, ma quando siamo andati a vedere abbiamo constatato che era una cosa falsa. […] È bene che si sappia che è finita la quota pubblica del 40%, mentre il 60% dei privati non si è mai visto”.
Nel 2006 Claudio Cancelli, docente al Politecnico di Torino, ha scritto nel libro ‘Travolti dall’ Alta Voracità’: “La peculiarità di questa vicenda è che ci si trova di fronte al mistero di persone che hanno apparentemente programmato un disastro economico sapendo perfettamente di farlo. La spiegazione non è difficile; per capire è sufficiente sostituire alla regola del capitalismo teorico (è accettabile qualsiasi investimento che comporti un profitto superiore o almeno uguale a quello medio) quella del capitalismo reale, che dice più o meno: è accettabile qualunque disastro economico purché le perdite siano addossate all’ intera comunità, e i guadagni rimangano nelle mani di chi gestisce l’ operazione”.
Parole confermate nel 2008 dalla Corte dei Conti nel documento con cui ha riferito del “controllo sulla gestione dei debiti accollati al bilancio dello Stato […] per infrastrutture ferroviarie e per la realizzazione del sistema «Alta velocità»”. Vi si legge che gli oneri e l’ accollo dei debiti della TAV “erano il portato di un project finance atipico, con rischi interamente gravanti sulla parte pubblica”. Che “si trattava ab origine di linee ferroviarie finanziate con debito pubblico futuro, neppure acquisito alle migliori condizioni di mercato”. Che è mancata “un’ azione costante di verifica sull’ operato dei manager pubblici, dai quali si ereditano gli effetti delle decisioni, con il risultato che gravi errori da questi commessi non vengono valutati sotto il profilo di una ipotetica responsabilità sociale”. E ancora: “Quel che è più grave, queste operazioni pregiudicano l’ equità intergenerazionale, caricando in modo sproporzionato su generazioni future (si arriva in alcuni casi al 2060) ipotetici vantaggi goduti da quelle attuali. Sotto questo profilo la vicenda in esame è considerata dalla Corte paradigmatica delle patologiche tendenze – della finanza pubblica – a scaricare sulle generazioni future oneri relativi ad investimenti, la cui eventuale utilità è beneficiata soltanto da chi li pone in essere, accrescendo il debito pubblico, in contrasto con i canoni comunitari”.
La medesima conclusione a cui era giunto Cancelli: “Il nostro Paese è una media potenza economica, con problemi che vanno peggiorando di giorno in giorno. Non vi è miracolo che possa permettergli di assorbire un salasso simile, della durata di decenni, senza che questo comporti la decadenza di istituti fondamentali, delle università, dei centri di ricerca, della sanità pubblica”.
Silvio Cazzante

13 commenti:

  1. E' opinione comune che in Italia mancano le infrastrutture. Lamentiamo che il trasporto merci su gomma è un grosso problema a livello di traffico, sicurezza, inquinamento ecc. Appena però viene definita una novità sul tema arriva il no di qualche gruppo ostruzionista. Magari è una immensa mangiatoia questa TAV che passa sotto firenze e magari l'altra TAV (quella della Val di Susa) è uno strafottente spreco. E lo stretto di messina è solo uno spot elettorale o un piacere a qualche gruppo edil-mafioso. Ma a livello infrastrutturale che si fa per non essere sempre il fanalino di coda dell'Europa intara? GLi altripaesi che fanno?

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  2. "è accettabile qualunque disastro economico purché le perdite siano addossate all’ intera comunità, e i guadagni rimangano nelle mani di chi gestisce l’ operazione".
    Affermazione, purtroppo, ineccepibile.

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  3. Anche il futuro di Terranova è sottoterra, se un si dimette l'amerighi.

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  4. Questa volta non mi trovo d'accordo con nessuno (a parte le considerazioni sul futuro di Terranuova dell'ultimo post). Io sono per le grandi infrastrutture, costino quel che costino. Anche se fanno male all'ambiente. In italia la natura non è più vergine da un pezzo! L'abbiamo inquninata con le discriche, le case abusive sulla costa, i rifiuti tossici messi sotto terra ecc.... L'abbiamo inquinata e siamo un paese sottosviluppato. Almeno la Germania ha le piogge acide, ma ha un'industria e delle infrastrutture che fanno invidia!!!!!!!!

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  5. Questa volta non mi trovo d'accordo con nessuno (a parte le considerazioni sul futuro di Terranuova dell'ultimo post). Io sono per le grandi infrastrutture, costino quel che costino. Anche se fanno male all'ambiente. In italia la natura non è più vergine da un pezzo! L'abbiamo inquninata con le discriche, le case abusive sulla costa, i rifiuti tossici messi sotto terra ecc.... L'abbiamo inquinata e siamo un paese sottosviluppato. Almeno la Germania ha le piogge acide, ma ha un'industria e delle infrastrutture che fanno invidia!!!!!!!!

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  6. I due interventi in disaccordo con il mio post propongono considerazioni e domande molto sensate. Di fronte alle quali vorrei meglio spiegare i ’sì’ che accompagnano i miei ‘no’, perché anche io credo che certe carenze infrastrutturali non siano più tollerabili. NO al sottoattraversamento di Firenze, SI’ ai nuovi binari in superficie. Il medesimo risultato in termini di linee, con un’ efficienza maggiore e costi molto minori. NO al modello Tav (anche se per la gran parte degli interventi è ormai troppo tardi), SI’ a un raddoppio e a una interconnessione di molte tratte come avvenuto con la Direttissima Firenze-Roma. Su questo punto riporto un estratto di un articolo apparso sul Manifesto il 29 giugno scorso a firma di Fulvia Bandoli, ex dirigente dei DS e oggi di SEL. “Il progetto Tav comincia ad essere pensato e progettato dentro le Fs oltre vent' anni fa. Subito si apre un dibattito serio e ampio, cui parteciparono trasportisti, urbanisti, economisti, le associazioni ambientaliste tutte, gli ambientalisti del Pci e poi Ds (che io dirigevo), i verdi, la Rifondazione appena nata, i sindacati. Due le proposte che si confrontavano: da una parte il progetto Tav che prevedeva una direttrice verticale Napoli-Milano e una orizzontale Venezia-Torino-Lione. Treni super veloci, su binari diversi da quelli normali, con molte gallerie e dunque molti scavi, costi alti e tempi lunghi di realizzazione. A sostegno di questo progetto non solo le Ferrovie ma i governi dell' epoca, i poteri forti, l' Impregilo e la Fiat in primis ma anche alcune cooperative, diverse banche. E i sindacati, che pensavano ne potesse venire lavoro e occupazione. Dall' altra parte, il nostro progetto alternativo prevedeva il raddoppio della rete esistente, l' utilizzo della vecchia per le merci in modo da arrivare a standard europei nel trasporto su ferro. La nuova rete doveva viaggiare in parallelo un po' più veloce per le persone, ma per tutti, pendolari in primis. Un progetto fattibile in 6/8 anni e che costava la metà. La prima proposta metteva al centro la velocità, e per questo veniva spacciata come più moderna. Noi mettevamo al centro lo spostamento delle merci dalla gomma al ferro (come la Germania stava già facendo) e l'esigenza di dare a tutti i cittadini un servizio più rapido ma non super veloce. Questo secondo progetto avrebbe diminuito le emissioni perché avrebbe diminuito del 30/40 per cento i mezzi pesanti, con impatti ambientali minimi. Alla fine ebbe la meglio il progetto Tav, sostenuto non solo dai sindacati ma anche da tutti i partiti più grandi, compresi i Ds dove solo gli ambientalisti si schierarono contro“.
    S.C.

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  7. E' appena stata approvata la nuova manovra finanziaria. Non è certo un caso che la "tegola" arrivi fra il capo e il collo degli italiani proprio il venerdì sera prima del "sacro" ponte di ferragosto. Così, distrattamente, ingoieremo l'ennesimo boccone amaro tra un gelato e un coccobello.
    Buon ferragosto a tutti.

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  8. Gli enti che amministrano meno di 300 mila abitanti che la manovra anti-crisi potrebbe cancellare

    MILANO - Questo l'elenco delle 36 province sotto i 300mila abitanti, comprese quelle delle regioni a statuto speciale, che rischiano di sparire in base alla norma contenuta nella bozza della manovra all'esame del Consiglio dei ministri. Accanto il numero degli abitanti, tra parentesi il partito del presidente della provincia: 18 del Pd, 12 del Pdl, 4 della lega, e uno ciascuno di Mpa e Sel.

    Ascoli Piceno: 214.068 (Pdl)
    Asti: 221.687 (Pdl)
    Belluno: 213.474 (Lega)
    Benevento: 287.874 (Pd)
    Biella: 185.768 (Lega)
    Caltanissetta: 271.729 (Mpa)
    Campobasso: 231.086 (Pdl)
    Carbonia-Iglesias: 129.840 (Pd)
    Crotone: 174.605 (Pdl)
    Enna:172.485 (Pdl)
    Fermo:177.914 (Sel)
    Gorizia:142.407 (Pd)
    Grosseto:228.157 (Pd)
    Imperia:222.648 (Pdl)
    Isernia:88.694 (Pdl)
    La Spezia:223.516 (Pd)
    Lodi:227.655 (Lega)
    Massa Carrara: 203.901 (Pd)
    Matera:203.726 (Pd)
    Medio Campidano:102.409 (Pd)
    Nuoro:160.677 (Pd)
    Ogliastra:57.965 (Pd)
    Olbia Tempio: 157.859 (Pdl)
    Oristano: 166.244 (Pdl)
    Pistoia: 293.061 (Pd)
    Prato: 249.775 (Pd)
    Rieti: 160.467 (Pd)
    Rovigo: 247.884 (Pd)
    Savona: 287.906 (Pdl)
    Siena: 272.638 (Pd)
    Sondrio: 183.169 (Lega)
    Terni: 234.665 (Pd)
    Trieste: 236.556 (Pd)
    Verbano-Cusio-Ossola: 163.247 (Pdl)
    Vercelli: 179.562 (Pdl)
    Vibo Valentia: 166.560 (Pd).

    (Fonte: Ansa)

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  9. Ecco, secondo me hanno "cannato" di grosso nella previsione della casncellazione di queste province. Giornalisti compresi. Scommetto che ne leveranno a malapena la metà. Anche perché ci sono, ad esempio, praticamente tutte le province Sarde. Che ne fanno un unica provincia di Cagliari? Al massimo Ogliastra - Nuoro - Olbia Tempio diventerà una unica provincia ma sicuramente non le tolgono tutte e tre! Ma sarà?!? Per la Liguria stesso discorso. In Toscana c'è Siena, Grosseto e Massa, oltre a Prato, sotto i 300. Siena "inglobata" da Arezzo, Grosseto da Livorno e Massa da Pisa/Lucca? Oppure faranno un unica Siena-Grosseto? Apriamo le scommesse.

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  10. Le dovrebbero abolire tutte, non fosse altro per mandare a casa Lorenzo Puopolo.

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  11. oicche c'entra Lorenzo Puopolo? fate un po' di ferie vai

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  12. Vero, che se aboliscono la povincia di arezzo ce lo si ritrova in consiglio comunale a tramare. Lasciatelo in provincia vai.

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  13. Mi rammarica andare fuori tema, ma molto più mi dispiacerebbe se la discussione si concludesse con il giudizio ingeneroso, ancorché politicamente lecito, dell’ anonimo qui sopra. Sebbene non veda Lorenzo Puopolo da qualche anno, non ho motivo di pensare che sia cambiato: a mio avviso è una di quelle (rare) persone a cui potrebbero essere affidate senza remore le chiavi dell’ ente nel quale esercitano il proprio mandato politico.
    Silvio Cazzante

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